Lo stress non giustifica l'atto sconveniente dell’avvocato
La forma scritta dell'atto in cui vengono mosse insinuazioni sul magistrato garantisce sempre la possibilità di verificare e rileggere il contenuto (respinta la tesi difensiva di una avvocatessa a cui era stato contestata la violazione degli articoli 52 e 53 del codice deontologico forense, in quanto in un atto di opposizione all'archiviazione aveva mosso affermazioni sconvenienti nei confronti del magistrato; la ricorrente, diventata da poco mamma, sosteneva che la carenza di sonno l'aveva portata a redigere l'atto di opposizione ad archiviazione in sostanziale assenza di coscienza e volontà).
(Cassazione Civile, Sezioni Unite, 14 dicembre 2022, n. 36660)
L'avvocato "negligente" non risarcisce il cliente per la perdita del condono futuro
La responsabilità dell'avvocato non può affermarsi per il solo scorretto adempimento dell'attività professionale, ma occorre verificare se l'evento produttivo del pregiudizio lamentato sia riconducibile a tale condotta, se il danno vi sia effettivamente stato e, infine, se il compimento di ciò che era dovuto da parte del legale, alla stregua dei comportamenti probabilistici, avrebbe portato al riconoscimento delle proprie ragioni (esclusa, nella specie, la responsabilità dell'avvocato che aveva fatto passare in giudicato la sentenza e aveva vanificato la possibilità di accedere al condono fiscale voluto dai clienti).
(Cassazione Civile, 25 novembre 2022, n. 34787)
Non incorre nella responsabilità professionale il legale che restituisce gli atti a ridosso del termine per impugnare
Non può essere riconosciuta in capo all'avvocato una responsabilità professionale per inadempimento del mandato nel caso in cui la cliente sia decaduta dall'impugnazione se il fascicolo è stato restituito prima dello spirare del termine (fattispecie relativa alla richiesta di un avvocato volta ad ottenere il pagamento del compenso professionale per l'attività svolta in un giudizio di lavoro a cui era stata opposta l'eccezione di responsabilità professionale avanzata dalla cliente per la mancata tempestiva restituzione del fascicolo di parte che l'avrebbe indotta alla decadenza dall'impugnativa).
(Cassazione Civile, 16 novembre 2022, n. 33781)
L’avvocato non risponde se omette di eccepire una nullità rilevabile d’ufficio
Deve escludersi l'ipotesi di responsabilità professionale per l'avvocato che erroneamente omette di eccepire una nullità comunque rilevabile d'ufficio sulla base del materiale processuale già acquisito e dal quale il giudice non può prescindere (nella specie, relativa ad un licenziamento disciplinare, dall'esame della lettera di licenziamento, riprodotta dalle parti in ricorso e in controricorso, emergeva chiaramente che la contestazione del fatto fosse stata contestuale al licenziamento, sicché era evidente che risultava, dai documenti di causa, che non fosse stato rispettato l'iter di cui all'art. 7 l. n. 300 del 1970. Trattandosi di un fatto già acquisito al processo, ben era possibile - ed anzi doveroso - il rilievo officioso, da parte del giudice di appello, dell'esistenza di una causa di nullità diversa da quella allegata, cosicché del tutto correttamente il giudice di primo grado e successivamente la Corte d'appello hanno ritenuto che, non solo in grado di appello, ma anche con il ricorso per cassazione, essendo qualsivoglia nullità negoziale rilevabile in ogni stato e grado del processo, potesse essere dedotta la nullità per difetto di forma, benché nell'atto di impugnazione del licenziamento predisposto dall'avvocato tale eccezione non fosse stata formulata).
(Cassazione Civile, 9 novembre 2022, n. 33030)
Va radiato il legale che si appropria di somme di pertinenza dei suoi assistiti
Va radiato l'avvocato che si appropria di somme di pertinenza del suo cliente, omettendo di informarlo dell'esito di un processo che lo aveva visto vittorioso o comunque trattenendo somme che gli erano state affidate per altri scopi e nell'interesse dell'assistito.
(Cassazione Civile, Sezioni Unite, 30 settembre 2022, n. 28468)
L’avvocato non può trattenere le somme incassate per conto del cliente
La condotta del legale che omette di restituire al cliente la somma versatagli in deposito fiduciario configura un illecito permanente, in relazione al quale il momento in cui cessa la permanenza coincide con quello dell'indebita appropriazione e cioè con il momento in cui il professionista, sollecitato alla restituzione, nega il diritto del cliente sulla somma affermando il proprio diritto di trattenerla, a cui è equiparabile la negazione di averla ricevuta, sicché è da tale momento che inizia a decorrere il termine di prescrizione dell'illecito, in applicazione analogica dell'art. 158 c.p..
(Cassazione Civile, 26 luglio 2022, n. 23239)
E’ nullo l’atto sottoscritto dal domiciliatario e non dal procuratore
L’atto depositato in giudizio sottoscritto dal solo domiciliatario e non dal procuratore della parte è nullo e non può essere ratificato se non prima della scadenza del termine per il deposito. Pertanto la memoria istruttoria munita della sola sottoscrizione del domiciliatario essendo priva dei necessari requisiti formali – non essendo autorizzato il domiciliatario a svolgere attività di procuratore nell'interesse del mandante, considerato anche che il mandato procuratorio è un negozio che si stipula “intuitu personae” – è nulla con la conseguenza che, a cascata, si verifica la nullità di tutte le prove testimoniali ammesse ed espletate in virtù di detto atto.
(Cassazione Civile, 26 luglio 2022, n. 23263)
Sulla decorrenza degli interessi moratori sul compenso del professionista
Gli interessi di cui all'art. 1224 c.c., per il pagamento dei compensi per prestazioni professionali rese dall'esercente la professione forense, competono a far data dalla messa in mora (coincidente con la data della proposizione della domanda giudiziale ovvero con la richiesta stragiudiziale di adempimento), e non anche dalla successiva data in cui intervenga la liquidazione da parte del giudice, eventualmente all'esito del procedimento sommario di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011. Infatti, non si può escludere la mora solo perché la liquidazione è stata effettuata dal giudice in misura inferiore rispetto a quanto richiesto dal creditore.
(Cassazione Civile, 26 maggio 2022, n. 17122)
Pagamento delle prestazioni professionali e recesso del cliente
In materia di prestazioni professionali, il recesso del cliente, giustificato o meno, non incide sulla determinazione della misura del compenso, se non nel senso che esso è dovuto non per tutta l’opera commessa, ma solo per l'opera svolta. Sicché, in caso di pattuizione forfettaria del corrispettivo, correttamente la parte di esso spettante per le prestazioni rese alla data del recesso viene determinata in misura proporzionale rispetto all'intero compenso.
(Cassazione Civile, ordinanza 28 febbraio 2022, n. 6465)
Sui doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dell’avvocato
Nell'adempimento dell'incarico professionale conferitogli, l'obbligo di diligenza da osservare ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c. impone all'avvocato di assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest'ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole.
(Cassazione Civile, ordinanza, 17 novembre 2021, n. 34993)